sbalzi

Settembre

È stato un mese lunghissimo che non saprei definire. Impegnato e scanzonato, pieno di buoni propositi e di scoraggiamento, con tante idee e poche forze per realizzarle. Con qualche tristezza e pizzichi di vita, fra apoteosi degli sbalzi di umore e di forma fisica. Un po’ caldo, un po’ freddo e così si rischia di prendere un raffreddore. Dicono che sia tutto fisiologico, che la ripresa dopo l’estate sia tipicamente stressante nel bene e nel male, che poi questo settembre c’è stata la luna rossa e qualcuno, che sa di astrologia e robe simili, dice pure che questo mese porterà grandi cambiamenti a livello globale. Siamo in fase di transizione, l’ansia e l’eccitazione sono normali, così come pure depressione e apatia.

Finalmente sono tornate le mezze stagioni.

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Mai dire May

Gli sbalzi termici del mese di maggio, che battono in frequenza e intensità persino i miei sbalzi d’umore, negli ultimi anni hanno aumentato la mia antipatia nei confronti di questo mese. Antipatia iniziata ai tempi delle elementari, quando il mese mariano ci costringeva al rito della messa quotidiana prima dell’inizio delle lezioni. La scuola di suore dove ho iniziato a studiare aveva mille meriti (di cui spero di riuscire a raccontare), ma fra i bellissimi ricordi legati a quei tempi di certo non spicca il sacrificio (o “fioretto”) mattutino di assistere ad una funzione completa, che peraltro riduceva il tempo da dedicare a più ludiche attività.

La nausea nei confronti del mese primaverile per eccellenza è proseguita con la gioventù e la coincidenza con il massimo fiorire dei problemi ciclici quali: aumento dei brufoli, culmine delle fatiche di studio (pagella e poi esami), ansie da saggio/prove di fine anno, inizio stagione di gare…senza dimenticare la fatidica prova costume. Negli ultimi tempi si è aggiunta l’insofferenza per i cliché melensi del mese (le rose, lo sbocciare della natura e dell’ammore, la festa della mamma, ecc ecc).

Sto probabilmente diventando acida, cinica e rancorosa, quindi decisamente vecchia dentro oltre che fuori. Non potendo permettermi costosi interventi esteriori (e qui ci sarebbe da scrivere anche sui penosi tentativi fai-da-te di sconfiggere il rilassamento cutaneo), cerco almeno di intervenire con un lifting dei pensieri, facendo lo sforzo di concentrarmi su quelli positivi per raggiungere un minimo livello di giovanile ottimismo.

Un esercizio molto utile a riguardo è stato quello di pensare a tutti i “mai dire mai” della mia vita che hanno portato ad insospettabili e inaspettati cambiamenti, ma scegliendo solo quelli con esito positivo. Ne elencherò alcuni, in ordine casuale:

  • Non potrei mai vivere a Milano
  • Non mi metterei mai con un uomo barbuto
  • Non mi passeranno mai le vertigini che mi vengono quando mi affaccio da un balcone
  • Quando avrò smesso l’attività agonistica non migliorerò mai più una prestazione fisica
  • Dopo una certa età non potrò mai più imparare a fare bene qualcosa di nuovo
  • Mai più le gonne corte quando sarò arrivata ai xx anni
  • Non mi piaceranno mai il vino e la birra

Ne ho altri che però per ora non hanno trovato smentita, per cui ometto di citarli, un po’ per timore e un po’ per scaramanzia.

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