Ricorrenze

Bollino Rosso

Più che dai servizi sul caldo o sulle tracce della maturità, capisci che è arrivata davvero l’estate quando al TG parlano dei giorni da “bollino rosso”, quelli dell’esodo. Non importa che siano decenni che le città non si svuotano più come una volta, che ormai le ferie dei lavoratori non durino più di una – due settimane (e in genere chi ha il mese libero è perché non è pagato …), esodo e contro-esodo occuperanno l’apertura di giornali e TG ad inizio e fine di agosto, a celebrare l’ennesimo rito come piace tanto a noi Italiani.

E magari quel bollino renderà meno evidenti notizie presenti e ricorrenze passate ben più significative, perché è vero che durante le ferie in redazione ci sono “gli stagisti”, e che siamo tutti con la testa a riposo e apprezziamo la leggerezza, ma io quell’inizio di vacanze del 1980 me lo ricordo e lo voglio ricordare.

Eravamo in vacanza nella fu Jugoslavia e, anche per il diverso assetto europeo, non è che le notizie arrivassero istantaneamente come adesso. I canali televisivi erano quelli strettamente locali e i giornali italiani arrivavano via telex con 3-4 giorni di ritardo. Per noi bambini era ancora più vacanza quell’avventura in un paese così diverso ad una sola notte di traghetto.

Ricordo che un giorno, di pomeriggio, il personale dell’albergo era corso dai nostri genitori a dire concitatamente che era successo qualcosa in Italia, a Bologna. Ricordo che facevano vedere i loro quotidiani, che qualcuno con la radio provava a ricevere le stazioni che trasmettevano al di là dell’Adriatico e poi eravamo andati tutti davanti alla televisione, che era in bianco e nero e ovviamente parlava slavo, ma le immagini si capivano benissimo. Di quella crudezza che adesso non vedresti mai in un TG delle 20.30. Ricordo l’aria preoccupata e triste degli adulti, il tono nervoso ed indignato dei loro discorsi e che qualcuno voleva interrompere le vacanze per solidarietà con l’accaduto.

Ricordo che per non spaventare e deludere noi bambini si continuò ad andare in giro col gommone a tuffarsi dagli scogli e a inseguire lucertole, ma che fu una vacanza sottotono. I discorsi seri dei grandi continuarono quando siamo passati a trovare i nonni e quell’anno ci andammo in auto, mentre quasi sempre ci si andava col treno transitando dalla stazione di Bologna. La notte in cuccetta era un gioco che apriva e chiudeva le mie vacanze infantili, ma da allora ho iniziato a percepire che anche sulle cose più normali e divertenti poteva arrivare il male, un male così cattivo e potente che non sapevano spiegarlo neppure i miei genitori.

Da allora tutte le volte che capito a Bologna passo dalla stazione a rendere il mio breve omaggio, da allora tutti gli anni che arriva il “bollino rosso” ad inizio agosto, nella mia testa trafficata di pensieri in coda si fa largo un ricordo che continua a non lasciarmi risposte sufficienti.

Rush hour

(rielaborazione di esodo estivo preso dalla rete)

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