buona volontà

Della relatività del gusto e dei valori

Una delle cose che ho sicuramente ereditato dai miei genitori è la tendenza ad accumulare cose, attitudine che nei momenti più fortunati si potrebbe definire collezionismo.

Senza stare a scomodare teorie psicologiche più raffinate, è evidente che tale tendenza è frutto delle difficoltà patite dai miei nell’infanzia (e quindi della mancanza di cose), oltre che della ricerca di conservare le proprie origini e il proprio trascorso mediante il trasporto e la trasmissione di oggetti che li rievochino. La leggera forma di nomadismo che ha caratterizzato la storia della mia famiglia, passata anche a noi eredi, non ha fatto che rafforzare in me questa tendenza.

Fortunatamente, un minimo di consapevolezza e alcune necessità contingenti (traslochi, riorganizzazione degli spazi) hanno consentito a me e familiari di non superare mai la soglia del disagio, portandoci abbastanza lontano dall’essere dei sepolti in casa.

La strada per evitare l’ingresso nelle cronache locali e nei più orrendi reality passa necessariamente per il liberarsi dal superfluo, dopo averne individuati i limiti. Non fanno per noi teorie e libri attualmente di gran moda ma troppo estremi (vedasi quello della giapponese che mi sembra viri pericolosamente verso altre forme di disagio), quindi si procede in modo meno sistematico all’eliminazione degli oggetti ritenuti meno significativi. La cosa preferibile è chiaramente quella di passarli a qualcun altro in modo che possano “continuare a vivere”, rendendo così felice la coscienza riciclatrice. Ancor meglio è poterne trarre profitto, ma, in mancanza d’altre soluzioni, persino il buttare via alla fine risulta catartico, specie se consente una gratificante raccolta differenziata.

Dato che lo stile minimal non è decisamente nelle nostre corde, le cose sacrificate saranno solo quelle più lontane dal nostro gusto e da quello che percepiamo “essere di valore” affettivo o venale.

Penso che quasi tutti gli esseri umani abbiano sperimentato qualche forma di accumulo che ha fatto sembrare indispensabili e preziosissime delle cose che qualche tempo dopo sono apparse delle immani zozzerie. Questo è di grande aiuto nell’individuare facilmente gli oggetti da cui liberarci per primi. Ebbene, nel caso della mia famiglia questo processo assume forme alquanto discutibili.

Posto che la vita possa portare a cambiamenti nel valore sentimentale delle cose, mi ero illusa che almeno il gusto e la valutazione del valore economico potessero giungere ad un livello minimo di oggettività o almeno di condivisione fra gli affetti più cari.

Ebbene, ho dovuto ricredermi anche su questo, finendo a dovermi attivare per evitare i danni dell’imperscrutabile soggettività. Episodi recenti, citati in ordine temporale:

  • Volendo risistemare le camerette delle figliole ormai emigrate, i miei cari genitori hanno donato alla parrocchia fumetti e album di figurine, mentre hanno riposto accuratamente in cantina i testi delle scuole medie. Preziosi reperti anni ’80 sono così andati irrimediabilmente perduti.
  • Alcuni dei miei personaggi originali di STAR WARS (conservati con affetto dalla fine degli anni ’70) sono stati regalati ai bambini dei vicini e per poco ho evitato che i restanti, insieme ad un paio di macchinine da collezione, fossero destinati ad essere smembrati dai miei nipotini.
  • Durante le operazioni di pulizia di solaio e cantina della casa dei nonni, sono stati buttati via e/o regalati mobili e suppellettili vintage, mentre risultano recuperati e tenuti in bella vista orrendi soprammobili e animali imbalsamati. Sono riuscita a salvare un paio di radio d’epoca e, fortunatamente, la mammina ha deciso di risistemare e non dare via (per il momento) le sue bambole tipo Lenci.

Visti i precedenti episodi, che hanno portato ad un aumento della mia soglia di attenzione e, data la lontananza della casa di famiglia, ho chiesto oggi a mia madre se con il prossimo viaggio può portarmi i cappellini degli anni Venti regalati da una vecchia zia. Lei mi ha risposto che li ha già dati alla figlia di una sua amica perché occupavano spazio. Considerando che l’ultima volta che sono stata da loro ho trovato negli armadi mucchi di vecchie scatole di gelato Algida e prodotti da toeletta scaduti anni fa… mi sono dovuta arrendere alla totale assenza di logica nelle scelte personali e non ho avuto neppure la forza di reagire troppo animatamente.

Del resto, a forza di salvare cose di cui i miei si vogliono liberare, la mia casa sta assomigliando sempre più ad un mercatino delle pulci e lo spazio anche qui inizia a scarseggiare.

bambola-assassina

(Bambola assassina presa dalla rete. Quelle di famiglia non ho ancora avuto il coraggio di fotografarle)

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Capodanno 1 (bilanci e prospettive)

In questi ultimi giorni dell’anno c’è chi guarda avanti, con desideri e nuovi progetti, e chi guarda indietro, con bilanci e resoconti. Io appartengo alla seconda categoria, e non solo perché i buoni propositi li elaboro in altri periodi. Non penso neppure che dipenda dal sopraggiungere di un’età per cui parrebbe più naturale la nostalgia del passato rispetto alle aspettative per il futuro. Età peraltro ancora lontana …

I miei ultimi anni sono trascorsi come quelli in cui finalmente ho conquistato il piacere di fare ciò che voglio, invece di fare solo quello che devo. Ad esempio, sono tornata a vecchie passioni con uno sguardo diverso. Ma ho iniziato anche cose nuove e non programmate, con la libertà di assaggiarle per poi decidere se mi si confacessero oppure no. Sembra cosa banale ma, per chi è nata e cresciuta nel senso di colpa, persino le attività ludico/ricreative venivano viste come una fede da seguire e su cui impegnarsi senza troppe distrazioni. E non ero la sola a pensarla così, dato che spesso ho incrociato le critiche di chi mi chiedeva inorridito come potessi passare dall’alpinismo ai balli latino-americani, oppure dedicarmi contemporaneamente alle letture “impegnate” e alla collezione di pupazzetti zoomorfi.

Avendo ribaltato almeno un paio di volte la mia vita negli aspetti fondamentali, adesso sorrido di chi restringe i propri orizzonti, negandosi qualche piccola o grande cosa che gli andrebbe di fare solo perché non l’ha mai fatta prima.

Con il passare delle stagioni, tuttavia, il numero delle attività si è ridotto. Sia per una fisiologica diminuzione del tempo libero e delle energie disponibili, sia per il sopraggiungere di urgenze e novità che hanno richiesto lo spostamento dell’attenzione. Mi sono però accorta che la forza e la motivazione per affrontare la quotidianità e superare i momenti difficili mi venivano proprio dagli stimoli legati alle cose che mi piace e piacerebbe fare. Un balsamo sia per l’autostima (dopo terapie d’urto, mi richiede costantemente dei trattamenti di mantenimento), ma anche per la gratificazione che offre il semplice gusto di farla. Ho pertanto ricalibrato le mie energie, attivato la mia spontanea curiosità e, dopo qualche assestamento, i miei interessi hanno iniziato ad integrarsi abbastanza agevolmente con il resto della mia vita, senza radicali rinunce né troppe frustrazioni.

Ritornando a questa fine del 2014, più che fare bilanci attivo/passivo il cui esito non è certo, dell’anno trascorso vorrei ricordarmi solo le piccole vittorie della felicità, e le nuove attività conquistate vi rientrano a pieno titolo. Alcune di queste sono state propositi realizzati, altre sono state scoperte casuali, ma non ho voglia di scrivere elenchi e ne riporto soltanto due.

Una è proprio davanti ai vostri occhi: lo scorrere delle mie parole nel mondo dei blog.

L’altra è l’ultima scoperta dell’anno: l’acquerello.

acquerello

Avrei previsto un altro post per domani ma, nell’incertezza di riuscire a terminarlo, approfitto di queste righe per augurarvi Buon Anno con lo spirito che ho trovato su alcuni blog negli ultimi giorni, nascosto fra le righe o espresso direttamente, di certo molto meglio che da me:

Assecondate le vostre aspirazioni e i vostri desideri, ma lasciatevi anche stupire dalle sorprese dalla vita.

Prima che finisca Novembre

Vorrei mettere ordine fra le mie idee, fare spazio liberandomi di cose e pensieri inutili.

Vorrei non dover scegliere tra parole, fotografie e disegni a causa della mancanza di tempo.

Vorrei anche indirizzare in maniera efficace il mio livore.

Ma purtroppo tutto quello che riuscirò a fare è esprimere il mio sentito disprezzo per la moda maschile del risvoltino.

risvoltino(foto presa da internet, in un post in cui insegnano come risvoltare l’orlo del pantalone. Su quel sito ho notato parecchio materiale inquietante…Se volete farvi del male il link è questo http://stilestili.com/3-steps-per-ripiegare-il-fondo-dei-tuoi-pantaloni/)

Words in progress

Avevo idee per un post e mi sono messa alla tastiera con le migliori intenzioni, incoraggiata anche dall’aver portato avanti un paio dei miei buoni propositi…ma purtroppo l’irresistibile “Eurovision Song Festival” mi ha catturata.

Confermo che tale evento è sempre meritevole di attenzione…

ImmagineImmagine

(immagini pescate fresche fresche dalla rete)