banalità

Settembre

È stato un mese lunghissimo che non saprei definire. Impegnato e scanzonato, pieno di buoni propositi e di scoraggiamento, con tante idee e poche forze per realizzarle. Con qualche tristezza e pizzichi di vita, fra apoteosi degli sbalzi di umore e di forma fisica. Un po’ caldo, un po’ freddo e così si rischia di prendere un raffreddore. Dicono che sia tutto fisiologico, che la ripresa dopo l’estate sia tipicamente stressante nel bene e nel male, che poi questo settembre c’è stata la luna rossa e qualcuno, che sa di astrologia e robe simili, dice pure che questo mese porterà grandi cambiamenti a livello globale. Siamo in fase di transizione, l’ansia e l’eccitazione sono normali, così come pure depressione e apatia.

Finalmente sono tornate le mezze stagioni.

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Capodanno 2 (ritardatario)

Fonti certe (blogger e amici) mi rassicurano sul fatto che c’è tempo fino al 31 gennaio per esprimere propositi e desideri per il nuovo anno (o forse era la scadenza del canone TV).

Propositi in questo periodo non ne ho e i desideri… beh, quelli credo che si possano avverare solo se li tieni bene in mente quando soffi sulla torta con le candeline. Ad ogni modo, colgo al volo il pretesto per pubblicare il post con cui avrei voluto inaugurare l’anno e che, per varie circostanze, arriva giusto in corner.

Del resto, visto com’è andato questo gennaio, non mi dispiacerebbe che il vero 2015 cominciasse domani, magari partendo un po’ meglio.

Il Capodanno in fondo è una festa profana che viene subito dopo una festa sacra e, come ogni celebrazione, ha i suoi riti. La cosa bella è che ognuno può scegliere i preferiti fra quelli classici più o meno popolari, oppure crearne dei propri. Caratteristiche comuni sono quelle di guardare al passato o al futuro, in ogni caso con chiari intenti scaramantici. Senza rinunciare alla tradizionale apertura dello spumante davanti alla TV nazionalpopolare, i miei riti di Capodanno sopravvissuti nel tempo sono due: il riassunto degli avvenimenti sportivi dell’anno trascorso e la lettura dell’oroscopo per l’anno che verrà.

Nonostante possano apparire attività piuttosto superficiali, sono profondamente legate a ricordi familiari e alla mia storia personale (ormai abbastanza lunga). Ad ogni modo, finora hanno funzionato almeno per partire con un minimo di spirito positivo. E poi sempre meglio di infilarsi delle imbarazzanti mutande rosse.

Le maratone sportive di capodanno erano iniziate quand’ero piccina, con lo sfogliare le pagine dedicate sui giornali, in mezzo agli altri annuali elenchi di avvenimenti importanti e di chi “ci ha lasciato”. Io preferivo lo sport, ancorché non fossi un’esperta, perché quei nomi, dispute e vittorie erano legate alle varie passioni dei miei cari. Poi col tempo si sono aggiunte le mie di passioni sportive seguite o praticate e sono passata alle trasmissioni televisive, che mi coinvolgevano per ore. Negli ultimi anni, e grazie anche alla beneamata rete, la tradizione è rimasta, richiedendo molto meno tempo.

Del primo oroscopo annuale ho il ricordo di un parente o conoscente che per Natale regalò a ogni membro della famiglia il libricino del relativo segno, letto avidamente da me e mia sorella con grandi risate e dandoci di gomito per quanto riportato nel capitolo “amore”. Non so come sia adesso, ma ai tempi delle mie elementari anche la sola parola “amore” provocava imbarazzi incontenibili. Confesso che da allora ci sono stati periodi in cui la lettura dell’oroscopo per l’anno nuovo ha provocato angosce e trepide speranze (beata adolescenza!) ma, anche dopo aver raggiunto un adulto distacco, quel rito è rimasto, fosse pure da assolvere leggendo l’inserto di un qualunque Oggi che in casa dei parenti non manca mai. Nel caso poi il pronostico fosse infausto, sempre grazie alla rete si possono cercarne mille altri, finché non si trova quello abbastanza benaugurale.

Come postilla, visto che il Capodanno è ormai trascorso, vi confido che quest’anno non ho fatto in tempo a guardare le notizie sportive nei giorni giusti e, nonostante abbia letto numerosissime previsioni astrologiche, non ne ho trovata una, dico UNA, che non riporti che il 2015 per il mio segno sarà uno schifo.

Visto poi com’è iniziato, forse è giunto il momento di cambiare riti propiziatori.

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(un bellissimo portafortuna trovato nel web)

Capodanno 1 (bilanci e prospettive)

In questi ultimi giorni dell’anno c’è chi guarda avanti, con desideri e nuovi progetti, e chi guarda indietro, con bilanci e resoconti. Io appartengo alla seconda categoria, e non solo perché i buoni propositi li elaboro in altri periodi. Non penso neppure che dipenda dal sopraggiungere di un’età per cui parrebbe più naturale la nostalgia del passato rispetto alle aspettative per il futuro. Età peraltro ancora lontana …

I miei ultimi anni sono trascorsi come quelli in cui finalmente ho conquistato il piacere di fare ciò che voglio, invece di fare solo quello che devo. Ad esempio, sono tornata a vecchie passioni con uno sguardo diverso. Ma ho iniziato anche cose nuove e non programmate, con la libertà di assaggiarle per poi decidere se mi si confacessero oppure no. Sembra cosa banale ma, per chi è nata e cresciuta nel senso di colpa, persino le attività ludico/ricreative venivano viste come una fede da seguire e su cui impegnarsi senza troppe distrazioni. E non ero la sola a pensarla così, dato che spesso ho incrociato le critiche di chi mi chiedeva inorridito come potessi passare dall’alpinismo ai balli latino-americani, oppure dedicarmi contemporaneamente alle letture “impegnate” e alla collezione di pupazzetti zoomorfi.

Avendo ribaltato almeno un paio di volte la mia vita negli aspetti fondamentali, adesso sorrido di chi restringe i propri orizzonti, negandosi qualche piccola o grande cosa che gli andrebbe di fare solo perché non l’ha mai fatta prima.

Con il passare delle stagioni, tuttavia, il numero delle attività si è ridotto. Sia per una fisiologica diminuzione del tempo libero e delle energie disponibili, sia per il sopraggiungere di urgenze e novità che hanno richiesto lo spostamento dell’attenzione. Mi sono però accorta che la forza e la motivazione per affrontare la quotidianità e superare i momenti difficili mi venivano proprio dagli stimoli legati alle cose che mi piace e piacerebbe fare. Un balsamo sia per l’autostima (dopo terapie d’urto, mi richiede costantemente dei trattamenti di mantenimento), ma anche per la gratificazione che offre il semplice gusto di farla. Ho pertanto ricalibrato le mie energie, attivato la mia spontanea curiosità e, dopo qualche assestamento, i miei interessi hanno iniziato ad integrarsi abbastanza agevolmente con il resto della mia vita, senza radicali rinunce né troppe frustrazioni.

Ritornando a questa fine del 2014, più che fare bilanci attivo/passivo il cui esito non è certo, dell’anno trascorso vorrei ricordarmi solo le piccole vittorie della felicità, e le nuove attività conquistate vi rientrano a pieno titolo. Alcune di queste sono state propositi realizzati, altre sono state scoperte casuali, ma non ho voglia di scrivere elenchi e ne riporto soltanto due.

Una è proprio davanti ai vostri occhi: lo scorrere delle mie parole nel mondo dei blog.

L’altra è l’ultima scoperta dell’anno: l’acquerello.

acquerello

Avrei previsto un altro post per domani ma, nell’incertezza di riuscire a terminarlo, approfitto di queste righe per augurarvi Buon Anno con lo spirito che ho trovato su alcuni blog negli ultimi giorni, nascosto fra le righe o espresso direttamente, di certo molto meglio che da me:

Assecondate le vostre aspirazioni e i vostri desideri, ma lasciatevi anche stupire dalle sorprese dalla vita.

Banalità di Freddagosto sull’amore

C’è chi descrive la situazione con lucida consapevolezza,

chi si strugge in una contagiosa malinconia,

chi usa toni drammatici, ma più spesso melodrammatici,

chi ne parla in terza persona,

chi porta come paradigma i vip,

c’è persino chi si trincera dietro evidenti sfoghi da frustrazione.

Però alla fine si possono individuare due sole categorie:

  • Chi è senza compagno/a e si lamenta di tale condizione
  • Chi ha compagnia e del suo status si lamenta lo stesso.

A dire il vero ho sentito anche chi è capace di passare in meno di mezz’ora da “poverina la Gina che non ha un fidanzato, è brutto non avere nessuno, così sta invecchiando a vista d’occhio, che tristezza” a “ma che palle è Pino al cellulare, non mi molla mai, stavo meglio quando ero single almeno non c’era nessuno che rompeva quando ero con le amiche”.

Rassegnatevi: la sofferenza d’amore è umana, quindi nella vita sarà inevitabile.

Tanto vale parlare d’altro…Ha visto signora che tempaccio, quest’estate? Mai vista un’annata così…

https://www.youtube.com/watch?v=necfujO9cEY

no-a-san-valentino 

 (cuore infranto pescato nella rete)