attività

È di nuovo estate

Quando mi capita di ritornare in posti che non vedo da tanto è quasi scontato chiedere notizie dei vecchi amici o conoscenti, informarmi su cambiamenti avvenuti e in corso. Soprattutto se presenti anziani parenti, sarò spontaneamente aggiornata sul locale registro dei nati e dei morti, oltre che ovviamente su disgrazie e malanni vari.
Il ritorno in questo luogo virtuale dopo tanto tempo, invece, mi trova meno attrezzata sugli usi e costumi adatti. Ho notato alcuni cambiamenti nei blog che seguivo, la scomparsa di alcune voci e la nascita di nuove… ma non so se e a chi chiedere notizie su questo e quell’altro, temendo anche di essere piuttosto indiscreta. Allora inizio io a raccontare cosa mi è successo negli ultimi tempi: sono tornata per qualche momento sul palcoscenico, divertendomi un mondo; ho portato a termine alcuni lavori con discreta soddisfazione; ho subito un piccolo intervento chirurgico, con poche conseguenze sul piano fisico ma molte su quello psichico; il mio balcone fiorito è lussureggiante grazie all’aiuto provvidenziale della genitrice; ho continuato a dilettarmi con l’acquarello e lo yoga; mi sono ritrovata in situazioni totalmente nuove e al limite del paradossale. Insomma, non mi sono annoiata.
Ah, dimenticavo l’accadimento più clamoroso: ho comprato un paio di occhiali sui toni del rosa.

20160621_221445

 

Annunci

Settembre

È stato un mese lunghissimo che non saprei definire. Impegnato e scanzonato, pieno di buoni propositi e di scoraggiamento, con tante idee e poche forze per realizzarle. Con qualche tristezza e pizzichi di vita, fra apoteosi degli sbalzi di umore e di forma fisica. Un po’ caldo, un po’ freddo e così si rischia di prendere un raffreddore. Dicono che sia tutto fisiologico, che la ripresa dopo l’estate sia tipicamente stressante nel bene e nel male, che poi questo settembre c’è stata la luna rossa e qualcuno, che sa di astrologia e robe simili, dice pure che questo mese porterà grandi cambiamenti a livello globale. Siamo in fase di transizione, l’ansia e l’eccitazione sono normali, così come pure depressione e apatia.

Finalmente sono tornate le mezze stagioni.

Perché è bello avere dei nipotini

Alcune validissime ragioni, non in ordine di rilevanza:

  • Perché puoi provare cose nuove (come il monopattino e il tappeto elastico) senza vergognarti delle figuracce
  • Perché puoi pacioccare liberamente con la loro montagna di Lego
  • Perché ti tocca assaggiare e magari terminare porzioni di schifezze golosissime
  • Perché è emozionante vedere i loro piccoli/grandi progressi quotidiani
  • Perché in loro compagnia puoi sfamare gli animaletti del lago senza sembrare la vecchia piccionara da giardinetto
  • Perché ammutoliscono istantaneamente quando inizi a leggere il libro prescelto della giornata
  • Perché ti fanno scoprire cose che non conoscevi o che avevi dimenticato
  • Perché conosci le parole magiche “pipì”, “pupù” e “scoreggia” che fanno scattare le loro risate a crepapelle
  • Perché appoggiano le testoline calde e assonnate sulle tue spalle mentre racconti per la quarta volta, su richiesta, la stessa storia
  • Perché ti cercano per giocare ma anche per mostrarti con orgoglio le loro imprese
  • Perché passando anche pochi giorni con loro sicuramente fai attività fisica
  • Perché dei loro momenti di furia o gelosia se ne occupa qualcun altro.

Della relatività del gusto e dei valori

Una delle cose che ho sicuramente ereditato dai miei genitori è la tendenza ad accumulare cose, attitudine che nei momenti più fortunati si potrebbe definire collezionismo.

Senza stare a scomodare teorie psicologiche più raffinate, è evidente che tale tendenza è frutto delle difficoltà patite dai miei nell’infanzia (e quindi della mancanza di cose), oltre che della ricerca di conservare le proprie origini e il proprio trascorso mediante il trasporto e la trasmissione di oggetti che li rievochino. La leggera forma di nomadismo che ha caratterizzato la storia della mia famiglia, passata anche a noi eredi, non ha fatto che rafforzare in me questa tendenza.

Fortunatamente, un minimo di consapevolezza e alcune necessità contingenti (traslochi, riorganizzazione degli spazi) hanno consentito a me e familiari di non superare mai la soglia del disagio, portandoci abbastanza lontano dall’essere dei sepolti in casa.

La strada per evitare l’ingresso nelle cronache locali e nei più orrendi reality passa necessariamente per il liberarsi dal superfluo, dopo averne individuati i limiti. Non fanno per noi teorie e libri attualmente di gran moda ma troppo estremi (vedasi quello della giapponese che mi sembra viri pericolosamente verso altre forme di disagio), quindi si procede in modo meno sistematico all’eliminazione degli oggetti ritenuti meno significativi. La cosa preferibile è chiaramente quella di passarli a qualcun altro in modo che possano “continuare a vivere”, rendendo così felice la coscienza riciclatrice. Ancor meglio è poterne trarre profitto, ma, in mancanza d’altre soluzioni, persino il buttare via alla fine risulta catartico, specie se consente una gratificante raccolta differenziata.

Dato che lo stile minimal non è decisamente nelle nostre corde, le cose sacrificate saranno solo quelle più lontane dal nostro gusto e da quello che percepiamo “essere di valore” affettivo o venale.

Penso che quasi tutti gli esseri umani abbiano sperimentato qualche forma di accumulo che ha fatto sembrare indispensabili e preziosissime delle cose che qualche tempo dopo sono apparse delle immani zozzerie. Questo è di grande aiuto nell’individuare facilmente gli oggetti da cui liberarci per primi. Ebbene, nel caso della mia famiglia questo processo assume forme alquanto discutibili.

Posto che la vita possa portare a cambiamenti nel valore sentimentale delle cose, mi ero illusa che almeno il gusto e la valutazione del valore economico potessero giungere ad un livello minimo di oggettività o almeno di condivisione fra gli affetti più cari.

Ebbene, ho dovuto ricredermi anche su questo, finendo a dovermi attivare per evitare i danni dell’imperscrutabile soggettività. Episodi recenti, citati in ordine temporale:

  • Volendo risistemare le camerette delle figliole ormai emigrate, i miei cari genitori hanno donato alla parrocchia fumetti e album di figurine, mentre hanno riposto accuratamente in cantina i testi delle scuole medie. Preziosi reperti anni ’80 sono così andati irrimediabilmente perduti.
  • Alcuni dei miei personaggi originali di STAR WARS (conservati con affetto dalla fine degli anni ’70) sono stati regalati ai bambini dei vicini e per poco ho evitato che i restanti, insieme ad un paio di macchinine da collezione, fossero destinati ad essere smembrati dai miei nipotini.
  • Durante le operazioni di pulizia di solaio e cantina della casa dei nonni, sono stati buttati via e/o regalati mobili e suppellettili vintage, mentre risultano recuperati e tenuti in bella vista orrendi soprammobili e animali imbalsamati. Sono riuscita a salvare un paio di radio d’epoca e, fortunatamente, la mammina ha deciso di risistemare e non dare via (per il momento) le sue bambole tipo Lenci.

Visti i precedenti episodi, che hanno portato ad un aumento della mia soglia di attenzione e, data la lontananza della casa di famiglia, ho chiesto oggi a mia madre se con il prossimo viaggio può portarmi i cappellini degli anni Venti regalati da una vecchia zia. Lei mi ha risposto che li ha già dati alla figlia di una sua amica perché occupavano spazio. Considerando che l’ultima volta che sono stata da loro ho trovato negli armadi mucchi di vecchie scatole di gelato Algida e prodotti da toeletta scaduti anni fa… mi sono dovuta arrendere alla totale assenza di logica nelle scelte personali e non ho avuto neppure la forza di reagire troppo animatamente.

Del resto, a forza di salvare cose di cui i miei si vogliono liberare, la mia casa sta assomigliando sempre più ad un mercatino delle pulci e lo spazio anche qui inizia a scarseggiare.

bambola-assassina

(Bambola assassina presa dalla rete. Quelle di famiglia non ho ancora avuto il coraggio di fotografarle)

L’ultimo giorno di primavera

È stato ieri, ed è stato uno dei giorni più lunghi dell’anno. Quando le giornate sono più lunghe riesco a fare molte cose.

Come andare a trovare prima una parente e poi un’amica che non vedevo da tempo e che adesso abitano nella stessa città.

Come visitare una mostra per trovarmi di fronte ad opere che desideravo vedere da quando ero poco più che una bambina.

Come fare una passeggiata nella città dove sono nata e che ho visto quasi sempre d’inverno conservandone un ricordo grigio e scostante, per riscoprirla adesso movimentata e poetica.

Riannodare per un po’ i miei sfasamenti spazio-temporali, unendo il presente al passato prossimo e a quello remoto.

E sul treno del ritorno, approfittando della luce presente fino a tardi, far scorrere lo sguardo attraverso la pianura fino a raggiungere l’orizzonte, interrotto solo da montagne lontane.  A ritrovare per un attimo quello scorcio di infinito che è una delle cose di cui sento la mancanza nella vita attuale.

SAMSUNG

Mai dire May

Gli sbalzi termici del mese di maggio, che battono in frequenza e intensità persino i miei sbalzi d’umore, negli ultimi anni hanno aumentato la mia antipatia nei confronti di questo mese. Antipatia iniziata ai tempi delle elementari, quando il mese mariano ci costringeva al rito della messa quotidiana prima dell’inizio delle lezioni. La scuola di suore dove ho iniziato a studiare aveva mille meriti (di cui spero di riuscire a raccontare), ma fra i bellissimi ricordi legati a quei tempi di certo non spicca il sacrificio (o “fioretto”) mattutino di assistere ad una funzione completa, che peraltro riduceva il tempo da dedicare a più ludiche attività.

La nausea nei confronti del mese primaverile per eccellenza è proseguita con la gioventù e la coincidenza con il massimo fiorire dei problemi ciclici quali: aumento dei brufoli, culmine delle fatiche di studio (pagella e poi esami), ansie da saggio/prove di fine anno, inizio stagione di gare…senza dimenticare la fatidica prova costume. Negli ultimi tempi si è aggiunta l’insofferenza per i cliché melensi del mese (le rose, lo sbocciare della natura e dell’ammore, la festa della mamma, ecc ecc).

Sto probabilmente diventando acida, cinica e rancorosa, quindi decisamente vecchia dentro oltre che fuori. Non potendo permettermi costosi interventi esteriori (e qui ci sarebbe da scrivere anche sui penosi tentativi fai-da-te di sconfiggere il rilassamento cutaneo), cerco almeno di intervenire con un lifting dei pensieri, facendo lo sforzo di concentrarmi su quelli positivi per raggiungere un minimo livello di giovanile ottimismo.

Un esercizio molto utile a riguardo è stato quello di pensare a tutti i “mai dire mai” della mia vita che hanno portato ad insospettabili e inaspettati cambiamenti, ma scegliendo solo quelli con esito positivo. Ne elencherò alcuni, in ordine casuale:

  • Non potrei mai vivere a Milano
  • Non mi metterei mai con un uomo barbuto
  • Non mi passeranno mai le vertigini che mi vengono quando mi affaccio da un balcone
  • Quando avrò smesso l’attività agonistica non migliorerò mai più una prestazione fisica
  • Dopo una certa età non potrò mai più imparare a fare bene qualcosa di nuovo
  • Mai più le gonne corte quando sarò arrivata ai xx anni
  • Non mi piaceranno mai il vino e la birra

Ne ho altri che però per ora non hanno trovato smentita, per cui ometto di citarli, un po’ per timore e un po’ per scaramanzia.

SAMSUNG

Capodanno 2 (ritardatario)

Fonti certe (blogger e amici) mi rassicurano sul fatto che c’è tempo fino al 31 gennaio per esprimere propositi e desideri per il nuovo anno (o forse era la scadenza del canone TV).

Propositi in questo periodo non ne ho e i desideri… beh, quelli credo che si possano avverare solo se li tieni bene in mente quando soffi sulla torta con le candeline. Ad ogni modo, colgo al volo il pretesto per pubblicare il post con cui avrei voluto inaugurare l’anno e che, per varie circostanze, arriva giusto in corner.

Del resto, visto com’è andato questo gennaio, non mi dispiacerebbe che il vero 2015 cominciasse domani, magari partendo un po’ meglio.

Il Capodanno in fondo è una festa profana che viene subito dopo una festa sacra e, come ogni celebrazione, ha i suoi riti. La cosa bella è che ognuno può scegliere i preferiti fra quelli classici più o meno popolari, oppure crearne dei propri. Caratteristiche comuni sono quelle di guardare al passato o al futuro, in ogni caso con chiari intenti scaramantici. Senza rinunciare alla tradizionale apertura dello spumante davanti alla TV nazionalpopolare, i miei riti di Capodanno sopravvissuti nel tempo sono due: il riassunto degli avvenimenti sportivi dell’anno trascorso e la lettura dell’oroscopo per l’anno che verrà.

Nonostante possano apparire attività piuttosto superficiali, sono profondamente legate a ricordi familiari e alla mia storia personale (ormai abbastanza lunga). Ad ogni modo, finora hanno funzionato almeno per partire con un minimo di spirito positivo. E poi sempre meglio di infilarsi delle imbarazzanti mutande rosse.

Le maratone sportive di capodanno erano iniziate quand’ero piccina, con lo sfogliare le pagine dedicate sui giornali, in mezzo agli altri annuali elenchi di avvenimenti importanti e di chi “ci ha lasciato”. Io preferivo lo sport, ancorché non fossi un’esperta, perché quei nomi, dispute e vittorie erano legate alle varie passioni dei miei cari. Poi col tempo si sono aggiunte le mie di passioni sportive seguite o praticate e sono passata alle trasmissioni televisive, che mi coinvolgevano per ore. Negli ultimi anni, e grazie anche alla beneamata rete, la tradizione è rimasta, richiedendo molto meno tempo.

Del primo oroscopo annuale ho il ricordo di un parente o conoscente che per Natale regalò a ogni membro della famiglia il libricino del relativo segno, letto avidamente da me e mia sorella con grandi risate e dandoci di gomito per quanto riportato nel capitolo “amore”. Non so come sia adesso, ma ai tempi delle mie elementari anche la sola parola “amore” provocava imbarazzi incontenibili. Confesso che da allora ci sono stati periodi in cui la lettura dell’oroscopo per l’anno nuovo ha provocato angosce e trepide speranze (beata adolescenza!) ma, anche dopo aver raggiunto un adulto distacco, quel rito è rimasto, fosse pure da assolvere leggendo l’inserto di un qualunque Oggi che in casa dei parenti non manca mai. Nel caso poi il pronostico fosse infausto, sempre grazie alla rete si possono cercarne mille altri, finché non si trova quello abbastanza benaugurale.

Come postilla, visto che il Capodanno è ormai trascorso, vi confido che quest’anno non ho fatto in tempo a guardare le notizie sportive nei giorni giusti e, nonostante abbia letto numerosissime previsioni astrologiche, non ne ho trovata una, dico UNA, che non riporti che il 2015 per il mio segno sarà uno schifo.

Visto poi com’è iniziato, forse è giunto il momento di cambiare riti propiziatori.

gufo_nella_neve_HD

(un bellissimo portafortuna trovato nel web)

Capodanno 1 (bilanci e prospettive)

In questi ultimi giorni dell’anno c’è chi guarda avanti, con desideri e nuovi progetti, e chi guarda indietro, con bilanci e resoconti. Io appartengo alla seconda categoria, e non solo perché i buoni propositi li elaboro in altri periodi. Non penso neppure che dipenda dal sopraggiungere di un’età per cui parrebbe più naturale la nostalgia del passato rispetto alle aspettative per il futuro. Età peraltro ancora lontana …

I miei ultimi anni sono trascorsi come quelli in cui finalmente ho conquistato il piacere di fare ciò che voglio, invece di fare solo quello che devo. Ad esempio, sono tornata a vecchie passioni con uno sguardo diverso. Ma ho iniziato anche cose nuove e non programmate, con la libertà di assaggiarle per poi decidere se mi si confacessero oppure no. Sembra cosa banale ma, per chi è nata e cresciuta nel senso di colpa, persino le attività ludico/ricreative venivano viste come una fede da seguire e su cui impegnarsi senza troppe distrazioni. E non ero la sola a pensarla così, dato che spesso ho incrociato le critiche di chi mi chiedeva inorridito come potessi passare dall’alpinismo ai balli latino-americani, oppure dedicarmi contemporaneamente alle letture “impegnate” e alla collezione di pupazzetti zoomorfi.

Avendo ribaltato almeno un paio di volte la mia vita negli aspetti fondamentali, adesso sorrido di chi restringe i propri orizzonti, negandosi qualche piccola o grande cosa che gli andrebbe di fare solo perché non l’ha mai fatta prima.

Con il passare delle stagioni, tuttavia, il numero delle attività si è ridotto. Sia per una fisiologica diminuzione del tempo libero e delle energie disponibili, sia per il sopraggiungere di urgenze e novità che hanno richiesto lo spostamento dell’attenzione. Mi sono però accorta che la forza e la motivazione per affrontare la quotidianità e superare i momenti difficili mi venivano proprio dagli stimoli legati alle cose che mi piace e piacerebbe fare. Un balsamo sia per l’autostima (dopo terapie d’urto, mi richiede costantemente dei trattamenti di mantenimento), ma anche per la gratificazione che offre il semplice gusto di farla. Ho pertanto ricalibrato le mie energie, attivato la mia spontanea curiosità e, dopo qualche assestamento, i miei interessi hanno iniziato ad integrarsi abbastanza agevolmente con il resto della mia vita, senza radicali rinunce né troppe frustrazioni.

Ritornando a questa fine del 2014, più che fare bilanci attivo/passivo il cui esito non è certo, dell’anno trascorso vorrei ricordarmi solo le piccole vittorie della felicità, e le nuove attività conquistate vi rientrano a pieno titolo. Alcune di queste sono state propositi realizzati, altre sono state scoperte casuali, ma non ho voglia di scrivere elenchi e ne riporto soltanto due.

Una è proprio davanti ai vostri occhi: lo scorrere delle mie parole nel mondo dei blog.

L’altra è l’ultima scoperta dell’anno: l’acquerello.

acquerello

Avrei previsto un altro post per domani ma, nell’incertezza di riuscire a terminarlo, approfitto di queste righe per augurarvi Buon Anno con lo spirito che ho trovato su alcuni blog negli ultimi giorni, nascosto fra le righe o espresso direttamente, di certo molto meglio che da me:

Assecondate le vostre aspirazioni e i vostri desideri, ma lasciatevi anche stupire dalle sorprese dalla vita.

Propositi di primavera reloaded

Dato per scontato che ormai esistono solo le mezze stagioni, cogliamone i vantaggi.

Uno per tutti, la lista dei propositi di primavera si può ritenere ancora valida e quindi posso aggiornarla senza sentirmi in ritardo:

  • Sistemare e organizzare le foto (ehm…si sono aggiunte nuove foto che non ho neppure scaricato dalla fotocamera)
  • Liberarmi di tutto ciò che è rimasto chiuso negli scatoloni da trasloco (Proposito da rimandare a data da destinarsi, perché forse a breve ci sarà un nuovo trasloco)
  • Riprendere una costante attività fisica (Fatto. Se per costante si può intendere una volta alla settimana)
  • Andare a trovare gli amici che hanno detto “ma quando vieni a trovarmi”? solo per modo di dire (Forse entro l’anno. Siete avvisati)
  • Fare il viaggio che programmo da qualche compleanno (Accidenti, non compio più gli anni!)
  • Aggiornare il mio curriculum (Rimandato. Voglio dimenticare per un po’ le fatiche lavorative appena passate)
  • Riordinare armadi e librerie (1 scaffale ogni 6 è attualmente ordinatissimo)
  • Svegliarmi prima per guadagnare un po’ di tempo (Fatto. Un paio di volte)
  • Fare un backup dei dati sparsi sui vari computer (Iniziato, ma adesso devo farlo anche per lo smartphone, prima che defunga del tutto)
  • Iscrivermi a un corso di tango (Uhm…mi sa che per tentare ormai bisogna aspettare l’autunno vero)
  • Riprovare a mangiare sano almeno un paio di volte a settimana (Sorvoliamo…)
  • Terminare i 3 libri iniziati (Wow, ad oggi siamo a -2!)
  • Rinunciare a tutto l’abbigliamento che giace in un angolo dell’armadio e che non posso indossare per via di taglia, taglio, cambio di gusto o di moda (Avanzamento lavori = 20%. Come potrei rinunciare alla mia collezione di shorts, anche se per taglia e sopraggiunti limiti di età difficilmente potrò indossarli ancora?)
  • Andare più spesso al cinema (se io non andrò al cinema, il cinema verrà da me. Ovvero: evviva la programmazione estiva di alcuni canali tv!)
  • Riallacciare i rapporti con il parrucchiere/estetista (Fatto. Si veda il post precedente)
  • Trovare un corso di disegno (Selezionati ben tre corsi. Adesso però dovrò decidermi a fare l’iscrizione)
  • Lavare la macchina (Fatto. Grazie ai temporali giornalieri)

SAMSUNG

Fuori elenco: lezione di selfie n.1 (su suggerimento di Ventuno, in omaggio al suo ritorno su questi schermi)