amori

Perché è bello avere dei nipotini

Alcune validissime ragioni, non in ordine di rilevanza:

  • Perché puoi provare cose nuove (come il monopattino e il tappeto elastico) senza vergognarti delle figuracce
  • Perché puoi pacioccare liberamente con la loro montagna di Lego
  • Perché ti tocca assaggiare e magari terminare porzioni di schifezze golosissime
  • Perché è emozionante vedere i loro piccoli/grandi progressi quotidiani
  • Perché in loro compagnia puoi sfamare gli animaletti del lago senza sembrare la vecchia piccionara da giardinetto
  • Perché ammutoliscono istantaneamente quando inizi a leggere il libro prescelto della giornata
  • Perché ti fanno scoprire cose che non conoscevi o che avevi dimenticato
  • Perché conosci le parole magiche “pipì”, “pupù” e “scoreggia” che fanno scattare le loro risate a crepapelle
  • Perché appoggiano le testoline calde e assonnate sulle tue spalle mentre racconti per la quarta volta, su richiesta, la stessa storia
  • Perché ti cercano per giocare ma anche per mostrarti con orgoglio le loro imprese
  • Perché passando anche pochi giorni con loro sicuramente fai attività fisica
  • Perché dei loro momenti di furia o gelosia se ne occupa qualcun altro.

L’ora della dolcezza

Qualche giorno fa tornavo da un impegno camminando per le vie della città, nell’orario di uscita dal lavoro. All’improvviso mi sono accorta che l’atmosfera intorno a me sembrava irreale, come in una commedia musicale… Quasi tutte le persone che incrociavo camminavano tenendosi per mano o a braccetto, sussurrandosi qualcosa o anche solo sorridendo tranquille. Nella pratica di uno dei miei passatempi preferiti, mi sono messa ad immaginare le storie dietro a quei corpi a contatto: due vecchie amiche all’uscita dalla proiezione pomeridiana, un uomo che ha fatto una sorpresa alla sua bella aspettandola davanti all’ufficio, la mamma complice in giro per negozi con le figlie, due ragazze da poco innamorate. Non sembrava quasi di essere a Milano, dove in genere la gente a malapena si sfiora o, ancora più spesso, qualcuno ti travolge se interrompi il tipico passo svelto e nervoso.

Sarà che non si è ancora esaurito l’effetto rilassante dell’estate? Sarà che questo autunno si è presentato con insolito tepore?

Oppure perché proprio nel mezzo di uno dei corsi più trafficati hanno aperto un gigantesco outlet di dolci?

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Banalità di Freddagosto sull’amore

C’è chi descrive la situazione con lucida consapevolezza,

chi si strugge in una contagiosa malinconia,

chi usa toni drammatici, ma più spesso melodrammatici,

chi ne parla in terza persona,

chi porta come paradigma i vip,

c’è persino chi si trincera dietro evidenti sfoghi da frustrazione.

Però alla fine si possono individuare due sole categorie:

  • Chi è senza compagno/a e si lamenta di tale condizione
  • Chi ha compagnia e del suo status si lamenta lo stesso.

A dire il vero ho sentito anche chi è capace di passare in meno di mezz’ora da “poverina la Gina che non ha un fidanzato, è brutto non avere nessuno, così sta invecchiando a vista d’occhio, che tristezza” a “ma che palle è Pino al cellulare, non mi molla mai, stavo meglio quando ero single almeno non c’era nessuno che rompeva quando ero con le amiche”.

Rassegnatevi: la sofferenza d’amore è umana, quindi nella vita sarà inevitabile.

Tanto vale parlare d’altro…Ha visto signora che tempaccio, quest’estate? Mai vista un’annata così…

https://www.youtube.com/watch?v=necfujO9cEY

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 (cuore infranto pescato nella rete)

Io vengo con te

Oggi mi sono presa un giorno di pausa e ne ho approfittato per pranzare con calma davanti alla TV, come facevo spesso prima di diventare una lavoratrice full-time. Trasmettevano Leonardo, il TG scientifico di RAI3.

Fra le varie notizie mi ha colpita quella dell’alpinista Romano Benet che, da solo con sua moglie (Nives Meroi), ha raggiunto la cima di un 8000 dal nome impronunciabile. Il servizio era incentrato sui prodigi della tecnica e della medicina che hanno permesso al caparbio alpinista di riprovare e riuscire a conquistare la vetta dopo aver superato una grave malattia, le cui avvisaglie un po’ di anni fa gli avevano impedito di terminare l’impresa. E l’impegnativa ascensione è stata portata a termine nonostante una protesi all’anca, conseguenza della malattia stessa.

Tralasciamo il fatto che in quel servizio non è stata dedicata nemmeno una parola alla Meroi, che è piuttosto famosa e probabilmente la migliore alpinista del mondo (per fortuna su altre fonti la notizia ha diverso approfondimento).

Tralasciamo i dettagli tecnici e sportivi della storia, pur significativi.

Tralasciamo l’understatement di questi due grandissimi alpinisti (mi sembra quasi impossibile che la notizia e tutto il suo contorno non abbiano ingolosito quotidiani e newsletter).

E’ che negli ultimi tempi mi capita spesso di fare riflessioni più o meno serie sull’amore e questa storia mi ha quasi folgorata.

Quante volte ci è capitato di rivaleggiare con il partner, consciamente o meno, soprattutto se si hanno passioni o mestieri in comune?

O quante volte, per imprese molto meno epiche, ci siamo sentiti dire: “ma chi te lo fa fare?”, “vai pure, io sto a casa”, “resto sempre ad aspettarti preoccupata/o”?

Di esperienze sentimentali ne ho avute un po’, ma come quasi tutti non ho ancora trovato né ricette né antidoti per sopravvivere all’amore, per riconoscerlo, per alimentarlo, per conservarlo o per evitarlo, a seconda delle circostanze.

Ma forse un piccolo/grande ingrediente potrebbe essere racchiuso lì. In un “vengo con te, ci andiamo insieme”, che è condivisione e conquista comune.

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La foto è presa da http://www.discoveryalps.it/

E qui trovate tutta la storia di questa impresa

http://www.planetmountain.com/News/shownews1.lasso?l=1&keyid=41816