Ricorrenze

Bisesto

Capisci che stai invecchiando quando i tuoi punti di riferimento intellettuale ed emotivo iniziano a morire non per incidenti o altre tragedie, ma per cause legate all’età. Quando ogni nuova conferma è per una certezza negativa. Quando “le cose dei giovani” sono così diverse e lontane che non le capisci; e quando quei giovani non capiscono le tue battute perché non hanno proprio idea di contesti e citazioni.

Stai invecchiando quando inizi a ridimensionare le prospettive e a restringere il tuo campo di azione, proprio tu che finora non ti sei mai posti limiti e hai sempre guardato lontano.

Qualcuno dice che molte di queste cose si chiamano saggezza e maturità, che aiutano anche a proteggersi dagli slanci fuori posto, dagli errori e dalle intemperanze tipiche dell’inesperta gioventù.

Io invece direi che mi fanno sentire triste e spenta e che voglio pensarci solo il 29 febbraio. Così invecchierò una volta ogni 4 anni.

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Bollino Rosso

Più che dai servizi sul caldo o sulle tracce della maturità, capisci che è arrivata davvero l’estate quando al TG parlano dei giorni da “bollino rosso”, quelli dell’esodo. Non importa che siano decenni che le città non si svuotano più come una volta, che ormai le ferie dei lavoratori non durino più di una – due settimane (e in genere chi ha il mese libero è perché non è pagato …), esodo e contro-esodo occuperanno l’apertura di giornali e TG ad inizio e fine di agosto, a celebrare l’ennesimo rito come piace tanto a noi Italiani.

E magari quel bollino renderà meno evidenti notizie presenti e ricorrenze passate ben più significative, perché è vero che durante le ferie in redazione ci sono “gli stagisti”, e che siamo tutti con la testa a riposo e apprezziamo la leggerezza, ma io quell’inizio di vacanze del 1980 me lo ricordo e lo voglio ricordare.

Eravamo in vacanza nella fu Jugoslavia e, anche per il diverso assetto europeo, non è che le notizie arrivassero istantaneamente come adesso. I canali televisivi erano quelli strettamente locali e i giornali italiani arrivavano via telex con 3-4 giorni di ritardo. Per noi bambini era ancora più vacanza quell’avventura in un paese così diverso ad una sola notte di traghetto.

Ricordo che un giorno, di pomeriggio, il personale dell’albergo era corso dai nostri genitori a dire concitatamente che era successo qualcosa in Italia, a Bologna. Ricordo che facevano vedere i loro quotidiani, che qualcuno con la radio provava a ricevere le stazioni che trasmettevano al di là dell’Adriatico e poi eravamo andati tutti davanti alla televisione, che era in bianco e nero e ovviamente parlava slavo, ma le immagini si capivano benissimo. Di quella crudezza che adesso non vedresti mai in un TG delle 20.30. Ricordo l’aria preoccupata e triste degli adulti, il tono nervoso ed indignato dei loro discorsi e che qualcuno voleva interrompere le vacanze per solidarietà con l’accaduto.

Ricordo che per non spaventare e deludere noi bambini si continuò ad andare in giro col gommone a tuffarsi dagli scogli e a inseguire lucertole, ma che fu una vacanza sottotono. I discorsi seri dei grandi continuarono quando siamo passati a trovare i nonni e quell’anno ci andammo in auto, mentre quasi sempre ci si andava col treno transitando dalla stazione di Bologna. La notte in cuccetta era un gioco che apriva e chiudeva le mie vacanze infantili, ma da allora ho iniziato a percepire che anche sulle cose più normali e divertenti poteva arrivare il male, un male così cattivo e potente che non sapevano spiegarlo neppure i miei genitori.

Da allora tutte le volte che capito a Bologna passo dalla stazione a rendere il mio breve omaggio, da allora tutti gli anni che arriva il “bollino rosso” ad inizio agosto, nella mia testa trafficata di pensieri in coda si fa largo un ricordo che continua a non lasciarmi risposte sufficienti.

Rush hour

(rielaborazione di esodo estivo preso dalla rete)

Un anno di blog

Ci sono varie ragioni per cui da qualche tempo non amo compleanni e anniversari che mi riguardano, tanto che praticamente non festeggio più. Ma per il primo anno del blog ho voglia di fare un’eccezione.

Un po’ perché queste pagine virtuali sono nate per esorcizzare alcune delle ragioni di cui sopra.

Un po’ perché di questa creatura sono abbastanza orgogliosa: in quest’anno ha fatto passi da gigante e li ha fatti fare anche me, dandomi la possibilità di soddisfare curiosità e di imparare tante cose.

Innanzi tutto ho iniziato a usare wordpress e ogni volta che si imparano cose nuove si cresce. Visti poi i cambiamenti che ogni tanto appaiono su sito, interfaccia, ecc, ci si tiene sempre in esercizio.

In secondo luogo, nonostante qualche pregiudizio iniziale, ho avuto la conferma che questo mondo non fa che riflettere il mondo reale, anche se tutto si muove ad una velocità superiore.

In poco tempo ho incontrato tante persone, ho letto tante belle voci. Alcune si sono rivelate purtroppo diverse dalla prima impressione, altre delle splendide sorprese.

Ho imparato che lo schermo non ci protegge dalla violenza, anche quella reale. E che (nonostante l’anonimato) dopo un po’ che si leggono i vari blog, alcuni tratti personalissimi rendono i loro autori unici e distinguibili, mostrando almeno una parte di ciò che si è nel “mondo reale”.

Ho trovato spunti per approfondire storie, musica, letture. La possibilità di guardare un fatto con occhi diversi e poterci riflettere su, senza dover necessariamente avere un confronto. Ma anche di godere semplicemente della bellezza di immagini e parole. Di sentirmi in alcuni casi come una confidente e, magari, provare la gioia di essere almeno un po’ di conforto, fosse anche attraverso un semplice commento. La possibilità di sfogarmi o raccontare, con la sorpresa che qualche volta ci sia qualcuno che “mi ascolta”.

Il divertimento di poter scambiare battute in libertà con chi ha il mio stesso tipo di sense of humor, di cogliere similitudini e affinità per scambiarsi idee… in qualche caso pure dal vivo, davanti ad un bicchiere di vino.

Ma anche la nostalgia per qualche pagina che non viene aggiornata da tempo, la strana sensazione  di provare un pizzico di preoccupazione quando pensi ai motivi per cui qualcuno, che in teoria non potresti neppure definire “conoscente”, non scrive più.

Volendo fare il classico bilancio, direi quindi che questo primo anno è stato davvero positivo sotto molti aspetti e spero, nonostante ci sia chi da tempo profetizza la morte del mondo-blog, di potervi incontrare qui ancora per molti, molti anni.

1 candelina

(candelina trovata nel web)

Capodanno 2 (ritardatario)

Fonti certe (blogger e amici) mi rassicurano sul fatto che c’è tempo fino al 31 gennaio per esprimere propositi e desideri per il nuovo anno (o forse era la scadenza del canone TV).

Propositi in questo periodo non ne ho e i desideri… beh, quelli credo che si possano avverare solo se li tieni bene in mente quando soffi sulla torta con le candeline. Ad ogni modo, colgo al volo il pretesto per pubblicare il post con cui avrei voluto inaugurare l’anno e che, per varie circostanze, arriva giusto in corner.

Del resto, visto com’è andato questo gennaio, non mi dispiacerebbe che il vero 2015 cominciasse domani, magari partendo un po’ meglio.

Il Capodanno in fondo è una festa profana che viene subito dopo una festa sacra e, come ogni celebrazione, ha i suoi riti. La cosa bella è che ognuno può scegliere i preferiti fra quelli classici più o meno popolari, oppure crearne dei propri. Caratteristiche comuni sono quelle di guardare al passato o al futuro, in ogni caso con chiari intenti scaramantici. Senza rinunciare alla tradizionale apertura dello spumante davanti alla TV nazionalpopolare, i miei riti di Capodanno sopravvissuti nel tempo sono due: il riassunto degli avvenimenti sportivi dell’anno trascorso e la lettura dell’oroscopo per l’anno che verrà.

Nonostante possano apparire attività piuttosto superficiali, sono profondamente legate a ricordi familiari e alla mia storia personale (ormai abbastanza lunga). Ad ogni modo, finora hanno funzionato almeno per partire con un minimo di spirito positivo. E poi sempre meglio di infilarsi delle imbarazzanti mutande rosse.

Le maratone sportive di capodanno erano iniziate quand’ero piccina, con lo sfogliare le pagine dedicate sui giornali, in mezzo agli altri annuali elenchi di avvenimenti importanti e di chi “ci ha lasciato”. Io preferivo lo sport, ancorché non fossi un’esperta, perché quei nomi, dispute e vittorie erano legate alle varie passioni dei miei cari. Poi col tempo si sono aggiunte le mie di passioni sportive seguite o praticate e sono passata alle trasmissioni televisive, che mi coinvolgevano per ore. Negli ultimi anni, e grazie anche alla beneamata rete, la tradizione è rimasta, richiedendo molto meno tempo.

Del primo oroscopo annuale ho il ricordo di un parente o conoscente che per Natale regalò a ogni membro della famiglia il libricino del relativo segno, letto avidamente da me e mia sorella con grandi risate e dandoci di gomito per quanto riportato nel capitolo “amore”. Non so come sia adesso, ma ai tempi delle mie elementari anche la sola parola “amore” provocava imbarazzi incontenibili. Confesso che da allora ci sono stati periodi in cui la lettura dell’oroscopo per l’anno nuovo ha provocato angosce e trepide speranze (beata adolescenza!) ma, anche dopo aver raggiunto un adulto distacco, quel rito è rimasto, fosse pure da assolvere leggendo l’inserto di un qualunque Oggi che in casa dei parenti non manca mai. Nel caso poi il pronostico fosse infausto, sempre grazie alla rete si possono cercarne mille altri, finché non si trova quello abbastanza benaugurale.

Come postilla, visto che il Capodanno è ormai trascorso, vi confido che quest’anno non ho fatto in tempo a guardare le notizie sportive nei giorni giusti e, nonostante abbia letto numerosissime previsioni astrologiche, non ne ho trovata una, dico UNA, che non riporti che il 2015 per il mio segno sarà uno schifo.

Visto poi com’è iniziato, forse è giunto il momento di cambiare riti propiziatori.

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(un bellissimo portafortuna trovato nel web)

Capodanno 1 (bilanci e prospettive)

In questi ultimi giorni dell’anno c’è chi guarda avanti, con desideri e nuovi progetti, e chi guarda indietro, con bilanci e resoconti. Io appartengo alla seconda categoria, e non solo perché i buoni propositi li elaboro in altri periodi. Non penso neppure che dipenda dal sopraggiungere di un’età per cui parrebbe più naturale la nostalgia del passato rispetto alle aspettative per il futuro. Età peraltro ancora lontana …

I miei ultimi anni sono trascorsi come quelli in cui finalmente ho conquistato il piacere di fare ciò che voglio, invece di fare solo quello che devo. Ad esempio, sono tornata a vecchie passioni con uno sguardo diverso. Ma ho iniziato anche cose nuove e non programmate, con la libertà di assaggiarle per poi decidere se mi si confacessero oppure no. Sembra cosa banale ma, per chi è nata e cresciuta nel senso di colpa, persino le attività ludico/ricreative venivano viste come una fede da seguire e su cui impegnarsi senza troppe distrazioni. E non ero la sola a pensarla così, dato che spesso ho incrociato le critiche di chi mi chiedeva inorridito come potessi passare dall’alpinismo ai balli latino-americani, oppure dedicarmi contemporaneamente alle letture “impegnate” e alla collezione di pupazzetti zoomorfi.

Avendo ribaltato almeno un paio di volte la mia vita negli aspetti fondamentali, adesso sorrido di chi restringe i propri orizzonti, negandosi qualche piccola o grande cosa che gli andrebbe di fare solo perché non l’ha mai fatta prima.

Con il passare delle stagioni, tuttavia, il numero delle attività si è ridotto. Sia per una fisiologica diminuzione del tempo libero e delle energie disponibili, sia per il sopraggiungere di urgenze e novità che hanno richiesto lo spostamento dell’attenzione. Mi sono però accorta che la forza e la motivazione per affrontare la quotidianità e superare i momenti difficili mi venivano proprio dagli stimoli legati alle cose che mi piace e piacerebbe fare. Un balsamo sia per l’autostima (dopo terapie d’urto, mi richiede costantemente dei trattamenti di mantenimento), ma anche per la gratificazione che offre il semplice gusto di farla. Ho pertanto ricalibrato le mie energie, attivato la mia spontanea curiosità e, dopo qualche assestamento, i miei interessi hanno iniziato ad integrarsi abbastanza agevolmente con il resto della mia vita, senza radicali rinunce né troppe frustrazioni.

Ritornando a questa fine del 2014, più che fare bilanci attivo/passivo il cui esito non è certo, dell’anno trascorso vorrei ricordarmi solo le piccole vittorie della felicità, e le nuove attività conquistate vi rientrano a pieno titolo. Alcune di queste sono state propositi realizzati, altre sono state scoperte casuali, ma non ho voglia di scrivere elenchi e ne riporto soltanto due.

Una è proprio davanti ai vostri occhi: lo scorrere delle mie parole nel mondo dei blog.

L’altra è l’ultima scoperta dell’anno: l’acquerello.

acquerello

Avrei previsto un altro post per domani ma, nell’incertezza di riuscire a terminarlo, approfitto di queste righe per augurarvi Buon Anno con lo spirito che ho trovato su alcuni blog negli ultimi giorni, nascosto fra le righe o espresso direttamente, di certo molto meglio che da me:

Assecondate le vostre aspirazioni e i vostri desideri, ma lasciatevi anche stupire dalle sorprese dalla vita.

Lavare la macchina

Quando ho ricevuto l’invito per l’insolito matrimonio dell’8 marzo, la prima cosa che ho pensato è stata “Dovrò lavare la macchina”. Chissà perché prima dei matrimoni si lava la macchina. E non dico esclusivamente per i casi (tipo il mio) in cui se non lo fai rischi di sporcarti il vestito da cerimonia solo sfiorando l’automezzo. Lo fanno anche gli automobilisti più accurati, quelli che portano la loro auto una volta alla settimana all’autolavaggio come le signore vanno dal parrucchiere a farsi la messa in piega, quelli che non tollerano neanche mezza giornata l’affronto di una cacca di piccione sul loro cofano.

Per gli invitati di un matrimonio la macchina fresca di lavaggio è un must che ho riscontrato in tutta Italia, anche laddove non è di rigore il corteo a suon di clacson dopo la cerimonia.

Come forse si sarà intuito, l’evento poteva fornire una valida occasione per rimuovere le incrostazioni trimestrali (a quanto ricordo) dalla mia auto. No, non mi definirei propriamente una persona trasandata. E’ che fino a non molto tempo fa la necessità di provvedere alla pulizia del mezzo ricorreva ad intervalli piuttosto diradati, complici il poco uso, il parcheggio in garage o la residenza in ambienti poco inquinati.

L’autolavaggio è sempre stato un simpatico diversivo, da quando piccina accompagnavo il mio papà e mi piaceva guardare i lavoranti che passavano l’aspiratore potentissimo o usavano abilmente la pelle di daino, fino a quando, più di recente, ho riprovato il gusto di stare chiusa nell’auto durante il lavaggio automatico, con gli spazzoloni insaponati che abbracciano tutta la vettura e le setole che roteano sui vetri.

Nel mezzo ci sono stati una serie di anni di beata gioventù in cui i pochi soldi servivano per la benzina e quindi il car wash era rigorosamente fai-da-te. Non fosse che ai tempi ero nata ieri, data l’abilità che avevo raggiunto ci avrei anche potuto ricavare un business.

Attualmente continuo ad usare poco l’auto, ma il parcheggio in strada (viale alberato) e la vita nella metropoli mi hanno fatto scoprire una crudele realtà: ad appena una settimana dal lavaggio la macchina diventa irriconoscibile, nascosta da un impiastro color smog che la rende uguale a tutte quelle vicine.

Dopo i primi tempi di frustrazione, ho deciso di arrendermi e lavare il mezzo solo se strettamente necessario. L’assoluta discrezione di questa necessità è guidata dalle seguenti considerazioni:

–          Tanto appena sarà lavata pioverà sabbia e fango, oppure arriverà uno stormo di piccioni proprio sull’albero sotto cui ho parcheggiato, oppure puliranno le strade con lo spruzzatore aria/acqua;

–          Lo strato di sporcizia dissuaderà eventuali ladri (ma non i venditori di auto usate che quotidianamente mi tappezzano i vetri di biglietti e volantini).

Probabilmente nessuna delle due è una scusa credibile per la trascuratezza in cui pare giacere la mia povera auto, però l’importante è farsene una ragione, no?

Immagine

Per la cronaca: Non ho fatto in tempo a lavarla per il matrimonio e quindi ho parcheggiato piuttosto lontano dal luogo della cerimonia. Ovviamente è solo per questo che il proposito è finito nella lista dello scorso post.

Poi in questi giorni è prevista pioggia, quando uscirò dal lavoro gli autolavaggi saranno chiusi, il prossimo weekend dovrò partire troppo presto…

La primavera e i buoni propositi

Ci sono delle abitudini, dei piccoli riti ricorrenti che mi sembra rassicurino un po’ tutti.
Uno di questi è la stesura della “lista dei buoni propositi”, in genere compilata nei momenti di passaggio personali o condivisi. La cadenza più gettonata è quella annuale, ad esempio all’inizio del nuovo anno o delle vacanze, per il compleanno, oppure alla ripresa delle attività scolastiche/lavorative.
Qualche tempo fa ho imparato che la lista dei buoni propositi non va confusa con la lista dei desideri. Per l’avverarsi dei desideri (anche quelli meno utopistici) quasi sempre la buona volontà non è condizione necessaria e sufficiente. Considerando le difficoltà riscontrate già con quello che dipende solo da me, alla lista dei desideri ho rinunciato da un bel pezzo.
Tornando ai buoni propositi, nel mio caso il momento prescelto per la lista è alla ripresa dopo la pausa estiva. Ho iniziato nel giorno dell’apertura di un nuovo diario scolastico; con lo scorrere del tempo e l’evolversi delle attività sono approdata al giorno in cui riaccendo il PC della postazione di lavoro.
In forma scritta o solo mentale, la lista mi ha sempre accompagnata in quei “primi” giorni senza essere confrontata con quella dell’anno precedente. Meglio evitare di essere scoraggiata in partenza dai fallimenti accumulati.
Quest’anno l’ho iniziata al solito momento ma poi è rimasta in sospeso fino ad ora. Un po’ per gli impegni, un po’ per gli imprevisti, un po’ per pigrizia (non nominare un proposito può essere un buon alibi per procrastinarne l’inizio), ma soprattutto a causa della mancata definizione e della continua limatura degli obiettivi.
Finalmente ho deciso che la lista quest’anno doveva partire con l’inizio della primavera, spinta da un vento leggero di rinascita che regala lo spirito giusto per realizzare quanto stilato.
La riporto di seguito, con revisioni e integrazioni conseguenti al continuo rimandare:
• Sistemare e organizzare le foto delle vacanze
• Liberarmi di tutto ciò che è rimasto chiuso negli scatoloni da trasloco
Iscriversi in palestra Riprendere una costante attività fisica
• Andare a trovare gli amici che hanno detto “ma quando vieni a trovarmi”? solo per modo di dire
Provare ad aprire un blog
• Fare il viaggio che programmo da qualche compleanno
• Aggiornare il mio curriculum
• Riordinare armadi e librerie
• Svegliarmi prima per guadagnare un po’ di tempo
• Fare un backup regolare dei dati sparsi sui vari computer
• Iscrivermi a un corso di tango
• Riprovare a mangiare sano almeno un paio di volte a settimana
• Terminare i quattro 3 libri iniziati
• Rinunciare a tutto l’abbigliamento che giace in un angolo dell’armadio e che per ora non posso indossare per via di taglia, taglio, cambio di gusto o di moda
• Andare più spesso al cinema
• Riallacciare i rapporti con il parrucchiere/estetista
Ricominciare a disegnare Trovare un corso di disegno
• Lavare la macchina
L’ordine dei punti è puramente casuale e qualcuno di essi meriterebbe un post di approfondimento, magari qualcosa scriverò. Adesso devo solo decidere fino a quando la lista sarà valida.

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Nel frattempo scopro che l’equinozio era ieri. Ancora una volta sono in ritardo.

San Giuseppe

Scambio di sms tra me e il mio babbo:

“Buona Festa del papà, ti chiamo stasera”

“Grazie e a te buon onomastico”

“Onomastico? Ma non mi avevate già fatto gli auguri a febbraio?”

“Scusa, ho visto male, l’onomastico è dopodomani”.

Ok, ho avuto la conferma che mi ha scambiata per mia sorella. Niente di grave, succedeva anche quando vivevamo tutti sotto lo stesso tetto.

Ma dato il giorno di festa, sono indecisa se farglielo notare oppure no.