Frutti e circuiti

Entro dopo circa un decennio in un rivenditore di I-cosi. Cerco informazioni conto terzi per uno strumento di lavoro, quindi sono già orientata su una certa tipologia.

Mi viene incontro un assistente alla vendita, brillante nella sua uniforme e nella sua giovinezza piena di piercing e treccine.

“Buongiorno Signora”.

La sua espressione la riconosco. È la stessa che ho io quando mio padre mi fa qualche domanda sulle nuove tecnologie.

Resisto alla tentazione di far pesare che probabilmente lui non era ancora nato quando io già smanettavo sugli elaboratori con la mela morsicata. Mi limito a chiedere di un prodotto preciso, sperando di far capire che non sono lì per dare un’occhiata come se fossi in un negozio di chincaglierie.

Il ragazzo mi fa avvicinare ad un leggio luminoso su cui sono allineati vari modelli, ciascuno con un cartellino minimal riportante caratteristiche, prezzi e modalità di finanziamento. Quello che m’interessa c’è solo in due versioni. Chiedo se hanno anche offerte, usati o simili.

“Nooo, qui nooo… vediamo sul sito”.  La sua espressione adesso è inorridita, manco avessi detto degenerati al posto di rigenerati.

Mentre un elenco di portatili scorre rapidamente a video, la mia mente vola indietro. Agli anni dell’università, durante i quali bisognava schierarsi nella guerra MAC contro PC: da una parte chi pensava fosse meglio saper utilizzare bene un programma, al massimo adattandolo un po’, e dall’altra chi invece giudicava eresia non scriversi il programma da soli. Si trattava di scegliere fra il click sull’icona e il C-duepunti con trattino lampeggiante.

Sia gli uni che gli altri, però, pasticciavano nell’hardware, smontavano, aggiungevano, assemblavano. E le macchine venivano cambiate solo se giunte ad effettiva e inesorabile morte. Eravamo tutti nerd, insomma. E i rivenditori erano magazzini disordinati o retro-bottega di negozi di elettrodomestici, con commessi più nerd di noi.

Il giovane trecciuto mi riporta rapidamente all’oggi, in un negozio che sembra una boutique di moda e persino i clienti, ora che li guardo, assomigliano ad oggetti di design.

“Mi dispiace ne ho trovato solo uno, l’usato non lo trattiamo molto perché non c’è sicurezza con le garanzie e poi per l’assistenza e i ricambi…”

Noto che il portatile di cui parla è della nuova serie, non oso chiedere se si trova qualcosa fra i fuori produzione…

SAMSUNG

(una mela di ieri. In qualche scatolone ne ho anche una dell’altroieri)

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