Mani in pasta

Quando mi capitava una giornata negativa, di solito mi buttavo da qualche parte a rimuginare nell’immobilità assoluta. Da qualche tempo, invece, reagisco con un insolito attivismo sia se la giornata è negativa per eventi occorsi, sia se lo è perché sono io ad avere la luna storta.

Sarà che… la frenesia fisica blocca il lavorio mentale e quindi ho trovato un modo per non consentirmi di avvolgermi nei miei pensieri.

Sarà che… le attività, soprattutto alcune di esse, sono un ottimo sfogo quando le mani si vorrebbe usarle su qualcuno.

Sarà che… fare qualcosa che porta ad un risultato nel brevissimo tempo è un balsamo per l’autostima, spesso latitante in tali giornate.

Le attività che prediligo sono in genere quelle domestiche (e qui scatterebbe una parentesi sul subconscio cresciuto fra tradizionalismo e orgoglio femminista), specialmente il preparare cibi che richiedano un impasto.

Impastare per me è decisamente catartico, se la miscela è liquida e girando con frusta o cucchiaio mi posso perdere seguendo le spire ipnotiche che sciolgono gli ingredienti.

Impastare però è anche piacere fisico, se c’è da farlo con le mani e posso affondare ritmicamente dita e nocche nella massa tiepida e cedevole, più o meno resistente a seconda dell’uso che ne regola la densità. Mi sento come il mio gatto quando è contento e, appunto, fa la pasta con le zampette.

È un po’ come usare quegli antistress che apparvero qualche anno fa (esistono ancora?), ma a me quegli aggeggi facevano innervosire ancor di più perché anche se li schiacciavi, lanciavi, strizzavi, poi ritornavano sempre nella forma iniziale. La pasta no, si modella secondo la volontà. Anche se oppone qualche resistenza, alla fine si adatta alla forma che vuoi darle.

Continuando nell’autoanalisi spicciola potrei rievocare proustianamente le belle sensazioni che provavo durante l’infanzia modellando la plastilina. Oppure, senza allontanarsi troppo nel tempo, richiamare la classica deformazione professionale (impastare è attività consueta nel mio campo e anche le mani in pasta metaforiche sono tipiche del mio settore di lavoro).

Fatto sta che oggi pioveva, il mio umore era abbastanza basso e mi sono messa a preparare una torta e una focaccia. Mentre mi concentravo sull’impasto e sul profumo del lievito in azione, un merlo si è posato fischiettando sulla ringhiera, vicino ai gerani. Ci siamo guardati per un breve momento attraverso il vetro della finestra e poi lui è volato via, portandosi dietro il mio malumore e il miagolio frustrato del gatto, che lo osservava con pensieri meno romantici.

Adesso non aspetto altro che assaporare il momento in cui la pasta lieviterà al calore del forno.

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8 comments

    1. E infatti la famosa scena del film “Ghost” è stata ispirata ai miei pastrugnamenti in cucina, altro che ceramica! Peccato però che io impasti da sola…
      🙂

  1. Io invece l’ho trovato dolce e avvolgente come il profumo delle torte quando cuociono nel forno.
    E ho pensato che mi dispiace che tu abbia avuto una giornata no e che se fossimo nella vita reale sarebbe bello essere invitate ad assaggiare una fetta di torta, per tirarsi su!
    :*

    1. Il tuo pensiero mi riscalda :*
      E poi non è detto che prima o poi non ci si incontri nella vita reale…dalle tue parti ci capito ogni tanto, se mi inviti nella tua bella casa ti porto la torta ^_^ (e anche dell’alcool per mandarla giù)

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